SILENT GUARDIAN

MIXED MEDIUM

ON RIGID PANEL

83×203 cm

22 Kg

2013

ARTWORK

Silent Guardian

DETAILS

Rappresentazione di uno dei giganteschi busti monoliti denominati “Moai” presenti sull’intero territorio dell’isola di Pasqua, testimoni immortali di un grandioso e sconosciuto passato.

Statue da sempre emblema di mistero, a partire da chi fossero i loro reali autori, alle tecniche usate per la loro costruzione e trasporto, ed infine, non meno importante, sul loro enigmatico significato.

Le opere originali sono ricavate da blocchi unici di granito durissimo alti fino a 10 metri (ne sono stati trovati altri incompiuti di ben 21 metri) e pesanti oltre le 80 tonnellate.

Una leggenda dell’Isola narra che dal cielo giunsero degli “uomini uccello” (Tangata manu) in grado di volare. Il loro capo si chiamava Makemake e, secondo la mitologia locale, era il creatore dell’umanità e il dio della fertilità, figura talaltro esistente in tutte le popolazioni antiche di tutto il mondo, solo chiamato con nomi diversi.

I colossi di pietra si muovevano grazie a una forza misteriosa che solo due sacerdoti erano in grado di controllare. Un giorno, però, i due sacerdoti scomparvero e da lì il lavoro di costruzione delle statue fu sospeso. E’ il motivo per cui una schiera di statue è rimasta incompiuta.

Uomini uccello, personaggi di indubbia importanza visto l’alto numero di rappresentazioni su pietre e sulla schiena di alcuni Moai in tutta la zona, oltre al fatto che un’isoletta adiacente ne è talmente piena da prenderne il nome.

Ma questo tipo di raffigurazione, costituita da un’entità con un corpo umano e la testa da uccello, non era importante solo per il popolo Rapanui: possiamo trovare parallelismi con altre antiche civiltà sparse nel mondo, come a Gobekli Tepe in Turchia o nell’antico Egitto, nella famosa figura del dio Horus.

Nel quadro, si possono ammirare due di questi “uomini-uccello” raffigurati sul petto del Moai; al di sotto di essi è presente una sorta di cintura, che racchiude una fortissima simbologia stellare.

Essa è costituita da tre elementi: le fasce orizzontali sono lievemente piegate ad arco e rappresentano l’orizzonte terrestre, il cerchio centrale altro non è che un astro, il sole, e più in basso una specie di “M” si ipotizza sia una costellazione situata al disotto dell’orizzonte: Perseus.

È inoltre da notare l’ombra sul busto che pone uno dei personaggi alla luce e uno al buio, così da richiamare la dualità presente in tutte le culture, chiamata con vari termini (bene e male, maschile e femminile, yin e yang…), principio fondamentale di equilibrio cosmico.

Altro dettaglio dove porre attenzione è la piccola scritta sotto l’occhio destro: essa è stata ritrovata in un manufatto piramidale in Ecuador. Queste quattro lettere sono state definite in lingua “pre-sanscrito”, in quanto stimate più antiche di qualsiasi antico scritto a noi noto.

Si può ritrovare questo tipo di scrittura in tutto il mondo, trovando connessioni anche con la scrittura dell’isola di Pasqua, giungendo a conclusione che in tempi arcaici sia esistita una civiltà globale.

La loro traduzione è “la luce del creatore giunge”, che ben si sposa con lo sguardo dei Moai al cielo, quasi ad osservare ed aspettare l’arrivo degli dei.

Il piccolo simbolo posto sulla fronte in mezzo agli occhi, è tratto invece dall’antico ed enigmatico alfabeto ronga ronga, usato in passato dagli isolani del tempo, che talaltro presenta fortissime similitudini con l’alfabeto indiano di Mohenjo daro, dall’altra parte del mondo.

Pur non conoscendone l’esatto significato, questo particolare glifo può richiamare l’importante culto presente in tantissime antiche civiltà, nel quale si narra che sette saggi arrivarono in tempi remoti a portare conoscenza e civilizzazione alle rudimentali popolazioni.